Sulle ali della Dolce Vita

Una storia di intrecci industriali, veicoli leggendari e ingegneri geniali, tramandata fino ai giorni nostri da chi disegna e produce aerei in puro stile “Made in Italy”, ad alta tecnologia e anche senza pilota.

settembre 2018

L’opportunità di visitare l’area espositiva di Piaggio Aerospace all’ultimo salone internazionale di Farnborough, permette anche di scoprire la genesi di un culto, il lavoro progettuale che sta dietro, e l’eredità di uno stile che - dopo aver attraversato diversi settori industriali a partire dalla fine dell’800 - si può ammirare al giorno d’oggi a bordo di un aeroplano di quelli per il trasporto privato, ad esempio.

Negli Stati Uniti questo segmento di mercato è chiamato Business and General Aviation (BGA), include velivoli di dimensioni ridotte che ospitano un numero di passeggeri che va dai 7 ai 20 massimo. Un mercato di nicchia, che però, nei prossimi anni, potrebbe cessare di essere definito tale e diventare più accessibile. Sebbene, forse, mai tanto popolare come lo scooter più famoso al mondo. Il collegamento logico, infatti, è assolutamente istantaneo, per un italiano come probabilmente per tante altre persone nel mondo: dire Piaggio, pensare alla Vespa

Piaggio Aerospace è l’azienda italiana principalmente attiva nel settore BGA, il suo patrimonio storico vanta i mitici aeroplani P108 (ultimo grande quadrimotore costruito in Italia), P148 e P149. Attualmente, i suoi nuovi velivoli di punta sono, rispettivamente per l’aviazione privata e per il settore difesa e sicurezza: il P180 Avanti Evo e il  P.1HH HammerHead.

The Piaggio P.2, the first airplane built by the airframer at the beginning of XX century

Renato Vaghi, CEO di Piaggio Aerospace con un’eccellente carriera nell’industria aeronautica, evidenzia come il 2018 segni il centenario dell’azienda per quanto riguarda le attività aeronautiche. “L’azienda fu fondata nel 1884 da Rinaldo Piaggio, ma è nel 1918 che ebbero ufficialmente inizio le attività aeronautiche”.

Già, perché prima di arrivare al settore aeronautico, la geniale imprenditoria dei Piaggio passò originariamente dalle finiture e arredamenti navali, alle costruzioni ferroviarie e poi, partendo dall’aeroporto di Pisa, avviò la sua storia di successo nell’aviazione. In un periodo in cui l’industria aeronautica italiana si annunciava al mondo con nomi come Aermacchi ad esempio, o proprio con la stessa Avio Aero (all’epoca Fiat Aviazione).

Lungo il novecento, come arcinoto, Piaggio passò anche attraverso l’industria motociclistica: “una tendenza abbastanza diffusa nel dopoguerra” spiega Renato Vaghi. “Con la resa, l’Italia strinse anche alcuni accordi di riconversione industriale e pare che l’evoluzione più naturale per l’industria dell’aviazione fosse verso quella motociclistica. Penso non solo alla Vespa, ma anche alla MV Augusta nata dalla collaborazione di Aermacchi e Harley Davidson.”

Il mitico scooter italiano fu il primo prodotto della riconversione industriale Piaggio, e venne caratterizzato da ingegneria e materiali aeronautici. Enrico Piaggio infatti desiderava un mezzo di trasporto facile, leggero e agile, su cui si potesse stare seduti come in poltrona e che fosse comodo per una donna. Servì il genio di un ingegnere  aeronautico, Corradino D’Ascanio, per consegnare al mondo nell’aprile del 1946 la prima Vespa. Solo due anni dopo, cominciò l’ascesa commerciale del mito ed entro il 1956 si raggiunse il milione di esemplari prodotti. 

“D’Ascanio era un eccezionale inventore” racconta Vaghi, “da liceale sperimentò persino un deltaplano fatto in casa, era innamorato dell’aviazione e in particolare degli elicotteri (nel 1930 conquistò il primato mondiale di durata per il volo con l’elicottero, ndr.), ma non amava le motociclette, per questo con la Vespa realizzò una moto unica e rivoluzionaria per quei tempi. La arricchì di elementi aeronautici che gli conferissero resistenza e leggerezza: telaio in lega d’alluminio, un motore imparentato con gli starter dei velivoli dell’epoca e persino le ruote ricordano quelle dei carrelli aerei”.

Fu in seguito al boom della Vespa che le attività aeronautiche e motociclistiche diventarono indipendenti. Oggi, Piaggio Aerospace è un’azienda che conta quasi 1.200 persone, la sua sede centrale e stabilimento maggiore è a Villanova d’Albenga (Savona), mentre sul territorio italiano dispone di alcuni centri di manutenzione e revisione per motori aerei (all’interno degli aeroporti di Genova, Pratica di Mare e Ciampino), e uffici commerciali a Miami, Florida. Oltre a costruire velivoli, offre servizi di assistenza non solo sui motori turboelica che caratterizzano gli aeroplani Piaggio, ma anche su quelli a getto in partnership e in licenza, con i principali motoristi internazionali come Pratt & Whitney o Rolls Royce.

A view of the P1.HH HammerHead at the 2018 Farnborough airshow-

I due modelli P180 Avanti Evo e P.1HH HammerHead fondono il puro stile “Made in Italy” con un alto contenuto tecnologico: a cominciare dalla aerodinamica con tre superfici portanti (oltre alle ali e agli stabilizzatori in coda, l’Avanti Evo presenta alettoni a prua che migliorano ancora di più la stabilità), fino ai motori con una configurazione a cinque eliche spingenti. L’Avanti Evo, che internamente assomiglia a una lussuosa limousine con sedute confortevoli e finiture della tipica eleganza italiana, assomiglia a un jet grazie anche a questi originali motori, le cui eliche sono rivolte verso la poppa.  

“È un aeromobile estremamente veloce, sembra di viaggiare su un jet pur godendo dell’efficienza di un motore turboelica, poiché i costi operativi si riducono del 30%. È capace di coprire una distanza massima di quasi 3.200 km, salendo oltre i 12mila metri in crociera e arrivando sino a 745 km di velocità. Dall’altro lato, il P.1HH HammerHead è stato progettato e costruito proprio sulla piattaforma commerciale dell’Avanti Evo, per questo ne eredita i benefici: affidabilità, sicurezza e performance uniche per un velivolo militare, se si considera infatti che nel segmento degli UAV (Unmanned Aerial Vehicles, ndr.) l’HammerHead si presenta come il più veloce”, dice Vaghi.     

Nell’ambito del settore Difesa, il P.1HH HammerHead è un aereo estremamente interessante, oltre che altamente innovativo: nasce come sistema aereo a pilotaggio remoto (Unmanned Aerial System) per missioni di pattugliamento e sorveglianza. È un velivolo capace di decollo e atterraggio automatico (ATOL Automatic Take Off and Landing) e si posiziona nella fascia alta dei velivoli a pilotaggio remoto di classe MALE (Medium Altitude Long Endurance): ha una capacità di carico sopra la media, può raggiungere la quota di 13.700 metri e ha un’autonomia in volo di oltre 16 ore.

The P1.HH HammerHead seen from the tail

il motore è l’equipaggiamento di maggior valore a bordo di un aereo, specialmente per quanto riguarda gli Unmanned Aerial Vehicles”

Questi due velivoli arrivano sul mercato forti di caratteristiche e performance uniche, e al proposito Renato Vaghi conferma che “il motore è l’equipaggiamento di maggior valore a bordo di un aereo, specialmente per quanto riguarda gli UAV”. Soprattutto se si tiene presente la futura tendenza di crescita del segmento BGA: “la collaborazione coi motoristi sarà di fondamentale importanza, ancor di più nei prossimi 10 anni. Il settore sta infatti crescendo, diventa meno elitario e più accessibile a nuove fasce di utenti, anche per effetto della congestione del traffico aereo commerciale. Ecco perché è auspicabile lavorare al fianco dei motoristi per minimizzare i costi operativi diretti”.

Efficienza del trasporto aereo, nuovi motori turboelica caratterizzati da innovazioni digitali, alta tecnologia e materiali leggeri: ripensando allo stile, alla leggendarietà e alla storia ultracentenaria, ci sono ottimi presupposti affinché il settore aeronautico italiano riapra una nuova stagione di fasti, con nuovi aeromobili e nuovi motori. 

Photo credits: Piaggio Aerospace ©

AUTORE

Yari Bovalino