Diversi...ma da chi?

Il GLBTA forum di Milano è stata l’occasione per affrontare il tema della diversità nel mondo lavorativo, con una preziosa testimonianza da Avio Aero.

ottobre 2017

Alla fine di settembre è capitata un’inaspettata, e a posteriori stimolante, opportunità di apprendimento: all’interno del Gucci Hub di Milano si è svolto il Parks Forum “LGBT people at work” Parks - Liberi e Uguali è un’associazione no-profit italiana nata nel 2010 per promuovere la diversità all’interno del panorama lavorativo e aziendale, ma anche modelli di management che favoriscano l’inclusione e le pari opportunità sul lavoro della popolazione LGBT (acronimo che indica il mondo lesbico, gay, bisessuale e trans).

General Electric è tra le 42 aziende di rilievo globale che supportano Parks: nel 2013 le aziende che partecipavano alle iniziative di Parks erano solo 19. Questo è un primo dato, importante da conoscere, poiché indica la crescita dell’attenzione verso questo tema. 

All’interno dell’elegantissima sala congressi, ornata di cigni disegnati su pareti verde chiaro, le parole introduttive di Igor Suran, Direttore Esecutivo di Parks, forniscono un’altra serie di informazioni illuminanti: “il fattore di successo per le imprese va universalmente identificato nel fattore umano: da qui è essenziale per le imprese stesse preservare l’unicità e l’umanità. Ognuno deve sentirsi rappresentato, realizzato e autentico nel proprio lavoro”. Durante questa introduzione si ascoltano parole come vergogna, paura, risentimento, esclusione e anormalità che solitamente risulta difficile associare a un contesto lavorativo, se non in caso di eventi eccezionalmente gravi: ma questo forum, l’associazione Parks e la platea di manager e studiosi testimoniano che, per alcune persone, queste parole rappresentano la quotidianità sul lavoro.  

Per chi non fosse al corrente dei numeri o del peso della questione, è utile considerare che secondo l’ISTAT (Istituto nazionale di statistica) nel 2011 quasi un milione di italiani si è dichiarato omosessuale, mentre oltre due milioni hanno dichiarato nel 2012 di aver sperimentato nella loro vita una esperienza omosessuale; a fronte di questo, ad oggi, manca in Italia una legge contro la discriminazione omofobica e/o trans-fobica. A sostanziare questi numeri, il report europeo Special Eurobarometer attesta che secondo il 73% degli italiani la discriminazione a sfondo omosessuale è largamente diffusa, contro una media europea del 58%. È comunque in corso un cambiamento culturale, di fatto corroborato da dati: secondo il  Pew Research Center infatti l’accettazione dell’omosessualità nel Belpaese dal 65% del 2007 è salita al 74% nel 2013. Sempre secondo lo stesso studio, gli over 50 italiani sono comunque meno propensi all’accettazione della diversità rispetto ai giovani, 67% contro 86%.

Simone Pulcher si sta laureando all’Università di Milano con una tesi dal titolo “Bringing Lesbian and Gay-friendliness into the Corporate World”, è anche lui nella platea del Parks Forum e durante una pausa racconta che “l’Arcigay, intervistando una base di 1462 lavoratori LGBT nel 2012, ha scoperto che circa il 27% di questi nascondeva il proprio orientamento sul posto di lavoro. Oggi la percentuale non è scesa di molto; fortunatamente associazioni e iniziative come queste, insieme a una pressione politica Europea, e alla funzione legislativa di Bruxelles, hanno risvegliato interesse e proattività verso il tema della discriminazione di genere e orientamento sessuale sul lavoro. Questo motiva anche l’evoluzione culturale italiana, ma certo la strada è ancora lunga.”

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Al forum di Milano si sono svolte diverse conversazioni e tavole rotonde sul palco; orgogliosamente la prima tavola rotonda dal titolo “A tutta battuta: persone, mestieri e stereotipi” ha visto la partecipazione di una nostra collega conosciuta e stimata in Avio Aero per la sua professionalità, Rosanna, Mechanical Transmission Testing Principal Engineer del Centro Sperimentale Sangone.

La moderatrice della tavola rotonda che invita Rosanna sul palco è Patrizia Zambianchi, Head of Retail Products di Deutsche Bank, una delle aziende da sempre a supporto di Parks. “Bastano otto secondi, dicono alcuni studi psico-attitudinali, perché la nostra mente generi un’impressione istantanea e definita. In certi casi, un pregiudizio”.

“Personalmente nel momento io in cui ho cominciato a subire gli stereotipi, mi sono accorta di averne anche io molti” comincia così l’intervento di Rosanna al forum. Non ha mezzi termini, chi lavora con lei lo sa, è simpaticamente diretta e pragmatica, ed è divertente oltre che stupefacente vederla fiera sul palco del forum tra banchieri, manager di azienda, persone che lavorano in ufficio o addirittura nell’alta moda. Lei che la fabbrica, l’odore dell’olio e dei banchi di prova per trasmissioni di motori aeronautici lo sente da più di 20 anni, e che, come le dice sempre una amica, è ingegnere prima di essere donna.

Il suo contributo alla discussione è autentico quanto lei: parla della sua vita lavorativa cominciata nel 1993, dopo la laurea in Ingegneria Aeronautica al Politecnico di Torino; appassionata di elettronica, di meccanica, di aerei, sostiene i colloqui per entrare nell’ingegneria di quella che oggi è Avio Aero. A quel tempo è diversa, è un giovane neolaureato con una passione smisurata per la sua nascente avventura lavorativa, ma è pur sempre una persona che sta per affrontare un cruciale percorso di trasformazione. “Tutto sommato sono contenta che la mia transizione sia avvenuta alla fine degli anni 90” dice con uno sguardo che brilla della sua stessa autenticità, “in quell’epoca forse era un evento più ‘insolito’ rispetto ad oggi, ma diverse cose mi hanno supportato: l’amore per il lavoro, l’azienda, i miei capi e quello che chiamo ‘understatement sabaudo’ mi hanno permesso parallelamente sia di portare avanti il mio percorso identitario sia allo stesso tempo che di dare la giusta priorità e significato alla missione lavorativa.”  Per la serie: va bene tutto, ma quando c’è da lavorare si lavora.

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"Oggi è assolutamente apprezzabile promuovere la diversity, e incoraggiare le donne in ruoli lavorativi tipicamente maschili, ma non si deve rischiare di enfatizzare eccessivamente"

L’impressione che hai mentre parli con Rosanna è quella di una persona intensamente legata alla sua professione, alla vita, al marito e alla famiglia che ha costruito, e anche al suo percorso: riconosci che a volte è addirittura refrattaria alle ‘prassi moderne’, all’attuale ‘politically correct’, alla troppa enfasi comunicativa sulle pratiche di inclusione della diversità.  Lei, che oltre a parlare al Parks Forum della sua azienda e della sua esperienza, per anni in passato è stata presidente del Circolo Maurice di Torino, formatrice nel Comitato Torino Pride, co-fondatrice del TransGender Europe e socia dell’ONIG (osservatorio nazionale sull’identità di genere, che riunisce i professionisti che si occupano di transessualismo).  

“Ovvio, in passato la situazione era peggiore: pregiudizio e ostilità nel mondo del lavoro erano tollerati, addirittura giustificati” spiega Rosanna. “Oggi è assolutamente apprezzabile il parlare e promuovere che si fa per la diversity, come per l’incoraggiamento delle donne in ruoli lavorativi tipicamente maschili, ma non si deve rischiare di enfatizzare eccessivamente, di fare iper-protezionismo: si corre il rischio di un effetto boomerang… e nessuno ne gioverebbe.”

“Per contro,” continua a spiegare “la troppa enfasi corre il rischio di essere fine a se stessa: soddisfa forse chi la propugna, ma poi bisogna vedere quanto le pratiche inclusive effettivamente si radicano, quanto riescono a propagarsi concretamente in tutto il tessuto aziendale, a qualunque livello.. e non solo ai piani alti: anche questo alla fine diventa uno stereotipo”.

Pragmatica, disarmante nella logica con cui ti fa capire effettivamente cosa significa e come ci si comporta sul lavoro e in società quando il contesto prevede diversità. Perché la diversità è parte integrante dell’umanità e questo Rosanna lo ha capito da molto tempo, ne parla anche con colleghi, pure più giovani. Magari ancora incerti o disinformati semplicemente, per cui trovano in lei oltre al riferimento tecnico e professionale, anche un notevole riferimento umano. “Provare e giocare la carta della diversità, è vincente! Questo vale anche per le donne: detesto quando sento qualcuna dire o pensare che quello scientifico, ingegneristico o persino industriale non sia per fatto per loro solo per ragioni di genere.

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Lo ha capito proprio sul lavoro Rosanna, durante una “delle esperienze lavorative più belle e importanti della mia vita.” Nel 1998, andò a La Spezia per seguire un lungo lavoro sulle turbine a gas di una centrale elettrica, durò due anni. “Molte delle persone che ho incontrato lì erano meno scolarizzate, forse meno “open minded”, rispetto ai colleghi di Torino. L’esperienza è stata davvero tosta, l’ho dovuta affrontare, ce l’ho fatta soffrendo perché non è piacevole essere criticati o discriminati per ragioni personali. Ma ho sempre preferito così: il confronto, o anche scontro, rispetto al politically correct, all’eleganza o al commento ipocrita alle spalle. Non puoi sapere quanto è stato bello vedere le persone con cui lavoravo a La Spezia cambiare, rivolgermi la parola e apprezzarmi professionalmente dopo aver superato il pregiudizio.”

Photo credits: Mattia Marinolli.

AUTHOR

Yari Bovalino