Una Storia Italiana

110 anni di Avio Aero visti dall’interno del Museo dell’Aeronautica Militare attraverso un percorso speciale, fatto di storie straordinarie intrecciate con l’industria motoristica e non solo.

dicembre 2018

Spesso capita di pensare a quanti posti del proprio paese non si è ancora riusciti a visitare. Posti che magari distano poche decine o centinaia di chilometri da dove viviamo. Ad esempio, nel Lazio - una delle regioni italiane più ricche di luoghi di interesse, oltre che una delle più estese – si trova il lago di Bracciano: questo incantevole specchio d’acqua, insieme a un bellissimo spettacolo paesaggistico popolato dalla tipica fauna lacustre, ospita anche il bacino idrico più importante a servizio della città di Roma e di parte della sua provincia.

Ma le sorprese, per chi non avesse mai esplorato l’area di Bracciano, e fosse eventualmente un amante del volo e dell’aeronautica, non finiscono affatto qui. Sul versante sud del lago, infatti, ha sede l’Aeroporto Militare "Luigi Bourlot" di Vigna di Valle, il più antico idroscalo d’Italia, che ospita il Museo Storico dell’Aeronautica Militare. Tra i primi 5 musei aeronautici al mondo per estensione della superficie espositiva coperta, quasi 14.000 mq, e per numero di aeromobili originali esposti (oltre 80 tra aerei, elicotteri, idrovolanti e cimeli di dirigibili, a partire dai primi del 1900). In quegli stessi anni, precisamente nel 1908, l’allora Fiat Aviazione, l’antenata di Avio Aero, costruiva il primo motore aereo a pistoni, l’SA 8/75.

Servirebbe un libro intero per raccogliere e raccontare degnamente tutto il patrimonio del Museo di Vigna di Valle, un contenitore immenso di appassionanti vicende che attraversano il XX secolo e si intersecano con la storia politica, economica, industriale nazionale e internazionale. All’interno di questo magico luogo è persino custodito l’oggetto volante più antico al mondo.

A top overview of the third hangar of the Museum

Il lago di Bracciano sembra davvero predestinato al culto dell’aviazione, con buona pace del Manzoni o del poeta Virgilio che resero immortali altre sponde lacustri: infatti, la valenza aeronautica di Vigna di Valle era nei piani del destino già dal 1804. “Il pallone di Andrè-Jacques Garnerin è il reperto volante più antico che conserviamo al museo, mentre il primo aeroplano in mostra è il Flyer 4 dei fratelli Wright” dice il Ten. Col. Fabio Ruggieri, Vicedirettore del Museo dell’Aeronautica Militare.

“Il colonnello aeronauta Garnerin nel 1804 propose a Napoleone Bonaparte di far volare un enorme pallone aerostatico per celebrare la sua investitura a imperatore di Francia. Il pallone si alzò in volo, ma venne ben presto portato via da un forte vento che spense gran parte delle luminarie che lo addobbavano, innescando la collera del superstizioso imperatore, che immediatamente vide un presagio funesto e allontanò Garnerin”, racconta Ruggieri, svelando come il destino fece atterrare quel pallone proprio sulle rive del lago di Bracciano. “Ovviamente, all’atto del ritrovamento gli abitanti del luogo cedettero il misterioso oggetto volante al Papa (all'epoca, il potente Stato pontificio occupava quasi tutto il centro Italia) ma all’apertura del Museo nel 1977, l’allora Papa Paolo VI ne fece omaggio all'Aeronautica Militare”. 

Gli annali dell’aviazione indicano il 1903 con i fratelli Wilbur e Orville Wright, originari dell’Ohio (forse un altro segno del destino, visto che nello stesso stato ha sede il quartier generale di GE Aviation), come l’anno del primo volo di un aereo a motore: su quel velivolo senza ruote denominato Flyer e spinto da un motore da 15 CV, i fratelli Wright volarono per 59 secondi. “Al museo possediamo il motore del Flyer 4”, continua Ruggieri dal primo dei quattro hangar che ospitano velivoli di ogni sorta per ogni decennio del novecento. “si tratta dell'unica replica (velivolo non originale) esposta al Museo, sebbene tale replica presenti vere parti meccaniche dell'epoca. I fratelli Wright effettuarono diversi voli, costruendo altri aerei e relativi motori. Questo nel nostro museo è persino ancora funzionante!”. E il Flyer 4 non è il solo a funzionare ancora: nel museo almeno un altro paio di motori, con quasi o più di cento anni di esistenza, sono in grado di andare in moto.  

Le capacità del personale dell’Aeronautica Militare all’aeroporto Luigi Bourlot, infatti, sono stupefacenti: a impressionare non è solo la preparazione di chi ci ha guidato - sia all’interno del museo sia durante lo speciale video reportage in questa pagina - lungo i 110 anni di storia dal motore del CA36 presente nel primo hangar fino al mitico G91, o ancora il team di consulenti storici specializzati nelle diverse epoche e finanche nella produzione digitale e grafica. I militari a Vigna di Valle infatti possiedono finanche competenze tecniche, di restauro, assemblaggio e recupero di velivoli e motori per cui al giorno d’oggi esiste probabilmente la metà dei manuali di montaggio e manutenzione.

Lt. Col. Fabio Ruggieri, Deputy Director of the Museum

“Il pallone di Andrè-Jacques Garnerin è il reperto volante più antico al mondo e lo conserviamo qui al Museo di Vigna di Valle."

Dove oggi si trova l’ingresso del museo, nel 1904, ebbe dunque inizio l’attività aeronautica di Vigna di Vale: qui aveva sede un laboratorio sperimentale dell’aeronautica, il "Cantiere Sperimentale Aeronautico". Da qui nel 1909 si alzò in volo il primo dirigibile italiano; qui, per restare in tema, sono conservati alcuni cimeli e parte dell'equipaggiamento dell’aviatore, Umberto Nobile, che organizzò la prima e la seconda (purtroppo fatale, sebbene compiuta) missione esplorativa nel circolo polare artico. 

Nel museo si possono incontrare i sistemi motore e tecnologie innovative del tempo, come il passo dell’elica regolabile e le eliche controrotanti, che tutt’oggi sono al centro degli studi per motori aerei che devono ancora entrare in servizio, o sono stati solo testati come dimostratori tecnologici. Oppure si trovano sensazionali testimonianze di eccellenza e interscambio di tecnologia tra esperti di aviazione di continenti diversi.

È il caso del Caproni CA36 (primo velivolo della nostra video-ricostruzione storica che presenta un motore antenato di Avio Aero) che prende il nome dal suo progettista, Gianni Caproni, il quale nel periodo della Grande Guerra iniziò la sua imponente produzione di velivoli e che per circa mezzo secolo ha rappresentato una tra le più importanti realtà produttive aeronautiche del nostro Paese. La bontà del progetto CA36 fu confermata anche da una importante commessa di fornitura agli Stati Uniti risalente all'immediato dopoguerra, quando, grazie alle lodi tessute da un illustre pilota americano di origine italiana che durante il conflitto operò su questi velivoli - tale Fiorello La Guardia (in seguito sindaco di New York e al quale è intitolato uno degli aeroporti della Grande Mela) - vennero venduti agli USA oltre cento esemplari di questo aereo.

The Caproni-CA-36 aircraft showed in the first hangar

"In realtà l’Italia, all'inizio del primo conflitto mondiale, non era ancora in grado di progettare e costruire un aereo nella sua interezza, pur realizzando ottimi motori” proseguono nel racconto il Ten. Col. Paolo Nurcis, dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore, insieme al team di consulenti storici dell’Aeronautica Militare. “Per quanto le circostanze fossero terribili, la prima guerra mondiale giovò alla tecnologia e all’industria aeronautica. Infatti, è in occasione di conflitti bellici che i paesi investono quanto più possibile nella ricerca e nella produzione, e così solo dal 1916 l’Italia cominciò seriamente a sviluppare la propria industria aeronautica: i primi modelli di progettazione e costruzione interamente italiana furono gli Ansaldo SVA, eccellenti biplani da ricognizione e bombardamento, tutti monoposto tranne quel celebre e unico esemplare (lo SVA 5) sul quale Gabriele D’Annunzio sorvolò Vienna nel 1918 da passeggero, lanciando migliaia di volantini che invitavano gli austriaci alla resa."

Allora l’Italia realizzò che l’aviazione era un settore in cui avrebbe potuto esprimere un alto potenziale, e così cominciarono a passare alla storia le opere dei grandi ingegneri, come appunto Gianni Caproni, fino ai padri dell’attuale Ingegneria di Avio Aero, ovvero Tranquillo Zerbi, Celestino Rosatelli e (negli anni ‘60) Giuseppe Gabrielli, che progettarono macchine per impavidi e valorosi piloti, e per le Forze Armate. Avvennero quindi a cavallo tra gli anni ’20 e ’30, le imprese di Mario De Bernardi e Francesco Agello, che stabilirono record di velocità e performance aeree ancora oggi, in taluni casi, imbattute.

Tra gli aviatori leggendari degli anni ’30, uno in particolare continua a essere punto di riferimento estremamente significativo per i piloti italiani, e non solo: Italo Balbo. “Dal punto di vista aeronautico, il merito dell’immortalità di Balbo sta tutto nella sua concezione rivoluzionaria e nuovissima per l’epoca: fu il primo a disporre delle squadre in volo, poiché era un eccellente organizzatore e grande esperto di logistica” spiega Nurcis, sottolineando come Balbo fosse l’iniziatore del “teamwork” nell’aviazione, si può dire.

“Balbo organizzò due trasvolate oceaniche, chiamate all’epoca Crociere Atlantiche, per cui passò alla storia mondiale: la prima fu effettuata con 12 velivoli alla volta del Brasile, la seconda con 24 alla volta degli Stati Uniti. In entrambe i casi i velivoli avevano due motori collocati al di fuori dall'aereo, superiormente ad esso, allineati centralmente in senso longitudinale (uno anteriore ed uno posteriore), con elica spingente quello posteriore (orientato verso la coda dell’aereo, ndr.) e traente l'anteriore. La seconda spedizione fu senza dubbio quella più epica: non soltanto perché celebrò l'anniversario dei 10 anni dalla costituzione della Regia Aeronautica e il numero di aerei raddoppiò, ma anche perché l'impresa venne organizzata in concomitanza con Balbo e i suoi furono acclamati ospiti d’onore all’esposizione universale di Chicago del 1933.”

L’approccio innovativo di Balbo costituisce un punto di riferimento estremamente significativo per piloti e appassionati di aviazione di tutto il mondo al punto che, ancora oggi, quel suo caratteristico modo di disporre gli aeroplani in formazione di volo (in gruppi di tre a scalare verso l'alto) viene ancora oggi chiamata in gergo tecnico ‘Balbo Formation’. “Senza dimenticare inoltre che il presidente Kennedy, circa trent’anni dopo, citò proprio l’impresa transoceanica di Balbo presentando il progetto della spedizione Apollo” conclude Nurcis.

Al termine di una visita al museo di Vigna di valle - per cui si raccomanda la guida o per lo meno l’ascolto di qualche aneddoto del personale dell’Aeronautica Militare - ciò che è incredibilmente affascinante, sommato alla meraviglia di velivoli nei quattro hangar, è la disinvolta abitudine dei militari dell’Aeronautica a parlare in prima persona plurale. Il modo in cui i militari raccontano avvenimenti storici lontani 80 o 90 anni, dicendo “abbiamo volato per primi su questo velivolo, oppure, abbiamo effettuato una manovra di questo tipo…”, è un chiaro frutto dell’influenza organizzativa di Balbo. Lui sarebbe certamente fiero di come l’Aeronautica Militare oggi si sente unita, nonostante passino i secoli.