Ironman lavora a Brindisi

Una delle più estenuanti prove atletiche affrontata da un nostro collega della sede salentina che dopo aver percorso 270 km non si sente affatto stanco.

luglio 2017

Pur trovandoci in un periodo, e tra stabilimenti, dalle magnifiche innovazioni digitali e all’interno dei quali operano macchine intelligenti, non stiamo per presentare un nuovo robot o una copia del supereroe hi-tech dalla forza sovraumana.

Ironman è una organizzazione di eventi sportivi che dal 1978 promuove una serie di gare, sparse nel mondo, cui partecipano migliaia di atleti di ogni nazionalità e cui assistono in media quasi 700mila spettatori. Compreso un campionato del mondo che da sempre si svolge alle Hawaii sull’isola di Kona. Una caratteristica distintiva, le gare di triathlon, sport multidisciplinare individuale o a squadre, specialità olimpica maschile e femminile, articolato su tre prove di nuoto, ciclismo e corsa che si svolgono in immediata successione. 

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Ironman è il livello più difficile di triathlon individuale: ovvero, in base alle categorie di questo sport (misurate in distanze percorse in ciascuna delle tre specialità) questa è quella più lunga e faticosa di tutte. Si parte nuotando in un lago e compiendo un giro da 3,8 km, a seguire si pedala tra salite e discese per altri 180 km e per finire si corre una tonificante maratona di 42 km in piano. La curiosità di provarci, o almeno di sapere come ci si sente ad affrontare una simile impresa sportiva, ce l’ha tolta Antonio Marchesano, Marine & Industrial Operations Leader di Avio Aero.  

“A 13 anni ho cominciato con il canottaggio, arrivando a vincere due medaglie d’argento ai campionati italiani juniores, poi un mal di schiena mal curato mi ha portato in piscina e lì ho conosciuto il triathlon. È stato amore a prima vista”, Antonio è salernitano e lavora in GE da 14 anni.

Il primo triathlon l’ha affrontato nel 1996, l’impatto è stato incredibilmente faticoso, ma è forse proprio quella sensazione e lo sforzo competitivo che l’hanno fatto innamorare. La competizione, che ancora oggi non manca di dargli stimoli: “non so esattamente quanti italiani c’erano alla gara, ma di sicuro eravamo in 5 appartenenti al Circolo Canottieri Irno di Salerno, e 4 ex-compagni di squadra del Firenze Triathlon...li ho battuti tutti!”

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Quest’anno Antonio ha partecipato all’inizio di luglio ai campionati europei di Ironman, che si sono tenuti a Francoforte dove l’hanno accompagnato i suoi abituali amuleti: la moglie Ester, anche lei in Avio Aero a Brindisi, e la piccola Greta . Per arrivare pronto Antonio ha trascorso 6 mesi di allenamento intensivo, specie prima e dopo le giornate lavorative, come molti dei suoi colleghi sanno. 

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Ed è proprio il parallelo tra una prova sportiva limite come questa e le classiche dinamiche di stress o periodi di lavoro intenso in team, che può portare insegnamenti applicabili in entrambe gli ambiti: “ lo sport è fondamentale per il work-life balance, è uno stress-out clamoroso. Per me che ho cambiato più volte sede di lavoro è stata un’ottima opportunità per ambientarmi velocemente, fare nuove amicizie e conoscere posti meravigliosi. Ho provato a star lontano 6 anni ma ero diventato una persona peggiore sul lavoro e in generale nella vita di tutti i giorni”.

Equilibrio mentale, sforzo e applicazione. Cose per cui ci si allena a lungo e con grandi sacrifici, “adesso mi prendo una bella pausa dopodiché ritornerò a gareggiare a settembre su distanze inferiori e già sto programmando il tentativo di qualifica al campionato del mondo di mezzo Ironman l’anno prossimo (ci sono già riuscito nel 2015). Non ringrazierò mai abbastanza Ester per il supporto in queste avventure, è stata e continuerà a essere una compagna di viaggio fantastica”.

E ringraziano anche il team e tutti i colleghi che possono beneficiare di questo equilibrio! 

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AUTHOR

Yari Bovalino