Una piccola Iliade piemontese

L’avventura in di un “team” di ragazzi tra arrampicate, amore e conflitti di culture, nata dalla passione del Senior Designer Fabio Turrini per la scrittura e la montagna.

gennaio 2018

“Visto che sentiamo spesso parlare di cultura in Avio Aero, vi mando il link di un libro che ho pubblicato”. Così la redazione di about ha scoperto questa storia. Fabio Turrini lavora in Ingegneria nella sede centrale di Rivalta di Torino come Senior Technical Leader per il prodotto Combustore e si definisce “un ingegnere, con una dedizione per la musica e la scrittura”.

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Appassionato di montagna, ha di recente pubblicato il suo primo libro ‘Non vogliamo essere i lupi’. Ma la passione per la scrittura è nata parecchi anni fa, quando Fabio aveva appena 17 anni. Scrisse una lettera di reclamo indirizzata all’azienda produttrice di un orologio difettoso regalatogli dal nonno in occasione del compleanno, che cominciava con un incipit menzognero ma efficace: “Da quasi vent’anni sono un vostro affezionato cliente”. Da quel giorno non si è più fermato.

Fabio, di cosa parla ‘Non vogliamo essere i lupi’, il tuo primo libro pubblicato?

“La trama in quarta di copertina recita: ‘Una storia di montagna. I ragazzi lasciano il paese ai piedi della diga e salgono al bivacco tra le vette. Al confine tra il Piemonte e la Francia, vanno a fare perdere le loro tracce. Senza regole, sognano una rivoluzione pacifica. Non vogliono essere tra quelli che comandano. Ma c’è l’amore e la vita vera. E ci sono gli Altri. I nuovi arrivati nel nostro mondo, che pretendono un posto al sole, anche se il sole, forse, non può splendere per tutti. Così l’avventura si trasforma in un conflitto di civiltà’. Ho impiegato qualche giorno a riassumere in dieci righe l’intero romanzo come voleva l’editore. Rileggendolo penso che vada bene ancora adesso.”

Come nasce l’idea di scrivere questo libro?

“Gli ingredienti di questo libro sono tanti. Si sono mischiati insieme durante la scrittura. Ma forse la prima idea ha preso vita qualche anno fa, in una escursione al Valasco, sulle Alpi Marittime. La valle tra le montagne era coperta dalla neve. Avevo mia figlia di quattro anni sulle spalle. Ero felice di questa fortuna. Poi dal nulla sul sentiero sono comparsi un ragazzo e una ragazza. Mi hanno superato. Vicino al bivacco li ho persi di vista. E ho immaginato che avrebbero passato la notte lassù, lontano dal caotico mondo da cui tutti eravamo fuggiti e dove a tarda sera io sarei ritornato. Li ho invidiati. E così iniziai la mia storia.” 

Qual è il messaggio che attraverso il libro vuoi trasmettere ai lettori?

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“Il messaggio sta tutto nel titolo, ‘Non vogliamo essere i lupi’. Un titolo forse un po’ inquietante, dove il lupo è solo la metafora di quello che la nostra umanità da sempre è spesso costretta a diventare per sopravvivere nel gioco delle parti. Anche con gli amici e i colleghi, anche in amore, il rischio è di voler vincere a tutti i costi e sopraffare gli altri. Allora i buoni e i cattivi si mischiano e noi non sappiamo più da che parte stare. Soltanto il confronto e la tolleranza possono tenere insieme culture, idee, obiettivi diversi. Il messaggio viene passato attraverso la forma di un romanzo di formazione, d’amore e d’avventura. Una piccola Iliade sulle montagne. Mi piace considerare questa storia come un remake, una cover di quel conflitto epico cantato dal vecchio Omero: noi, gli altri, un po’ d’amore. E la guerra.”

Per concludere, qual è il tuo libro o autore preferito e quali sono le tue passioni oltre alla scrittura?

“Sono un ingegnere, con una dedizione per la musica e la scrittura. Mi piace la sintesi, guardare le cose dall’alto, mi piacciono i disegni e le sceneggiature. Il romanzo doveva essere una sequenza di immagini, veloce e semplice come un film. Durante la scrittura ho cercato di lasciare solo l’essenziale. Una poesia di Carver, un quadro di Twombly, un Haiku di Kerouac, una canzone dei Beatles. Questi i riferimenti che mi hanno accompagnato nell’avventura. Ho soltanto infilato i piedi nelle loro orme.”

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