Un arbitro di Qualità

Un Supplier Quality Engineer di Avio Aero, quando conclude la sua giornata tra ufficio, fabbrica e fornitori, veste la casacca di Arbitro Nazionale di Pallacanestro.

maggio 2019

“Lavorare è come arbitrare. All’inizio i giocatori non ti conoscono, poi col tempo guadagni credibilità, ma se sbagli un fischio rischi di perderla e quindi devi riguadagnarla. È un impegno continuo che richiede costanza.”

Giulio Giovannetti - 30 anni, originario di Terni ma torinese d’adozione - copre il ruolo di Supplier Quality Engineer nel team CPE (Cella Produttiva Esterna) della sede di Rivalta. Nel suo lavoro, è quotidianamente a contatto con alcuni fornitori di Avio Aero per validare processi produttivi, gestire eventuali non conformità di prodotto, migliorare le performance e controllare che tutto rispetti gli elevati standard di Qualità aziendali. Ma non solo.

Proprio quando la sua giornata allo stabilimento di Rivalta di Torino si conclude, Giulio cambia veste e dal blu e azzurro Avio Aero, passa all’arancione o al grigio della divisa arbitrale. Come se avesse due vite parallele, alla stregua di un’insospettabile Clark Kent o Peter Parker, ma che poi tanto parallele non sono. Infatti, Giulio nei weekend fa l’arbitro di pallacanestro di serie A1 Femminile e Legadue maschile che - in un paragone con lo sport ancora più popolare in Italia - corrisponde alla Serie B calcistica.

“Mi piaceva il basket e giocavo nella squadra della mia città, poi iniziai ad arbitrare a 16 anni su consiglio di mia sorella Ilaria. Mi piaceva mettermi in gioco, e inoltre gli arbitri hanno la possibilità di andare a vedere gratuitamente tutte le partite”, dice ironicamente Giulio. “Arbitrare mi è piaciuto sin da subito, mi dava senso di responsabilità, e poi, non neghiamocelo, a quell’età qualche soldino in più per uscire con gli amici fa comodo.”

The team in Rivalta from the left, Sergio Brovardi, Cristiana Aimone, Luca Beltram, Massimo Cosentino, Giulio Giovannetti, Francesca Farina, Vittor...

A 19 anni Giulio cambia città per studiare e laurearsi al Politecnico di Milano. “Conclusi gli studi, mi traferii a Firenze per il primo lavoro in General Electric Oil & Gas e in seguito a Torino in Avio Aero. Arbitraggio e pallacanestro mi hanno accompagnato in questo percorso: prima la serie D in Umbria, poi le serie C2 e C1 in Lombardia, B tra Toscana e Piemonte e nell’ultimo anno la Legadue.”

A questo punto, sorge spontaneo chiederti se tu abbia mai del tempo libero.

“Ho circa 20 weekend liberi l’anno. Il resto del tempo sono a lavoro, in ufficio o in trasferta per incontri con fornitori, oppure giro l’Italia per arbitrare. Per me non è un sacrificio, mi piace la vita che faccio, e sono contento di non stare mai fermo. Anche se la mia fidanzata Arianna ormai conta i giorni in cui sono a casa (a febbraio è stato a casa 4 giorni, ndr.), fortunatamente condivido con lei la passione per la ‘palla a spicchi’. Grazie all’arbitraggio, ho anche modo di rivedere saltuariamente i miei familiari che spesso sono presenti sugli spalti come tifosi d’eccezione.”

Ci si allena per arbitrare?

“Molto: proprio come fanno i giocatori, serve un esercizio quotidiano per migliorare sempre. Allenamento fisico e preparazione atletica da una parte, lavoro tecnico dall’altra, rivedendo più volte specifiche situazioni di gioco in allenamento o nei video. Infine, è fondamentale rivedere le partite arbitrate per lavorare sugli errori, migliorare la conoscenza del gioco e preparare al meglio la prossima partita. Lavoro quotidiano per un miglioramento continuo, proprio come quel ‘Continuous Improvement’ che è anche alla base dei processi aziendali”.

Giulio in action while refereeing a basketball match

Le tue vesti di ingegnere e arbitro sono interconnesse, influiscono l’una con l’altra oppure sono davvero due mondi paralleli?

“Si intrecciano parecchio, e pure opportunamente. Lavorare è simile ad arbitrare. All’inizio i giocatori non ti conoscono, col tempo guadagni loro credibilità ma se sbagli un fischio rischi di perderla e quindi devi riguadagnarla. È un lavoro continuo che necessità una certa costanza. Inoltre, fare l’arbitro significa essere messo tra due fuochi (le squadre, ndr.) e dover portare a termine la loro contesa. Questo significa approcciarsi alla risoluzione dei conflitti, prendere delle decisioni in una frazione di secondo, saper fare squadra con i colleghi (in Legadue ogni partita ha 3 arbitri, ndr.) e soprattutto avere la capacità di ascoltare prima di decidere cosa fare. Potrei andare avanti ancora per ore a trovare simmetrie e parallelismi tra arbitraggio e vita lavorativa.”

E invece la tua vena ingegneristica ha influito sulla tua figura di arbitro?

“Diciamo che rimango sempre lo stesso, sono io. Per consolidare i miti, in quanto ingegnere ho un approccio mentale molto analitico, quadrato direbbero alcuni. Nel team mi chiamano ‘uomo norma’ proprio perché sento sempre la necessità di avere la piena conoscenza di tutte le regole prima che si ponga il problema. Questa mia natura mi ha sicuramente aiutato nel percorso da grigio, come veniamo spesso definiti sui campi per il colore della nostra maglia.”

Ci hai raccontato che nell’ultimo periodo viaggi molto per lavoro: come riesci a conciliare il tutto con il fischietto?

“Si nell’ultimo anno c’è stata un’impennata: Stati Uniti, Svezia, Scozia, Francia, Italia e tanti altri posti. Relativamente al fischietto bisogna sapersi organizzare ma non posso non sottolineare il supporto di Avio Aero a questa mia attività parallela: proprio come sul terreno di gioco mi sono guadagnato la fiducia dei miei manager e questo ora mi permette di organizzare in autonomia il mio tempo e quindi di gestire al meglio entrambi gli impegni.”

Giulio wearing both Avio Aero and referee clothes in this image

"Approcciarsi alla risoluzione dei conflitti, prendere delle decisioni in una frazione di secondo, saper fare squadra e soprattutto avere la capacità di ascoltare prima di decidere cosa fare"

Perdonaci l’ultima curiosità: ma nessuno mai ti ha chiesto “chi te lo ha fatto fare”?

“Si, capita spesso. E la risposta è: mia sorella! Probabilmente si tratta di una vocazione di famiglia: mio papà ci arbitrava le partite minibasket, io ho introdotto mio fratello Guido all’arbitraggio e ora arbitra in serie A, infine la mia fidanzata è Ufficiale di Campo Nazionale (nel basket, chi a bordo campo compila il referto e gestisce i cronometri di gara, ndr). Questa passione ha contagiato tutta la famiglia, tanto che mamma, papà e le sorelle non si perdono più una partita, si informano sui dettagli del regolamento e commentano le nostre decisioni.”

L’arbitraggio deve comportare parecchia pressione, giudizi, specie tra gli spettatori…

“Mentre arbitro sono talmente concentrato sul gioco che onestamente non mi accorgo nemmeno di quello che succede fuori dal campo!”

Cover and basket photography credits, Prospero Scolpini©

AUTHOR

Simone Berruto